All Turds Float va in vacanza

ph. Alessandro Viganò

E con la traversata Pusiano-Bosisio si conclude la stagione 2017 di All Turds Float, e pure la mia, e non poteva farlo in modo migliore.
Lo scorso anno subii molto l’acqua calda del lago cantato dal Parini e, quest’anno, l’ho affrontato con qualche timore in tal senso, ma con l’entusiasmo che mi veniva dalla Onno-Mandello, entusiasmante al di là del risultato.
Facendo una proiezione sulla base dei tempi ottenuti nella traversata del Lario, applicati alla distanza inferiore della Pusiano-Bosisio, mi ero prefissato un tempo di 28′ e la classifica ufficiale è stata una piacevole sorpresa.
Primo dilemma della giornata: muta si, muta no. La muta migliora il galleggiamento, ma se poi fa caldo come lo scorso anno? Saggiata la temperatura e dopo aver spelato un sacco di margherite, rimetto la muta nella sacca e la rispedisco a Bosisio col battello che ci ha scaricato a Pusiano. Poi arriva il momento della partenza: parto davanti o dietro? Decido di seguire le indicazioni di un post molto interessante e quando mi trovo nel bel mezzo della “tonnara” in partenza rallento e mi accodo. Mi faccio trascinare fino a che non scorgo specchi d’acqua libera attorno a me. A quel punto riesco a impostare la nuotata, in allungo, frequenza bassa, spinta forte e mi sembra di andare davvero forte. Quando vedo l’arrivo, cosa da non sottovalutare per un miope-astigmatico, provo ad accelerare un pochino per evitare di trovarmi in una nuova “tonnara” e nuoto fino a che le mani toccano il fondo prima di rimettermi in verticale sui sassi, cosa tutt’altro che piacevole.
Ci sono volontari che prestano le braccia per evitare di caderci sopra e poi un morbido tappeto ci accoglie sulla riva dove viene preso il tempo.

ph. Elena Molteni

Ah, il mio tempo è stato 26’58″17 che confrontato con i 31’42″80 del 2016 mi fa ben sperare per il futuro!

Classifica Assoluta Corta 2017

All Turds Float II edition

E per la seconda volta ho concluso la mia traversata, con un tempo peggiore rispetto alla prima edizione che fa il paio con la peggiore preparazione. Tuttavia la soddisfazione è forse maggiore rispetto alla prima edizione, c’erano più partecipanti e più traffico che non consentiva di nuotare impostando il proprio ritmo e la propria bracciata. Avrei potuto fare di meglio, si può sempre fare di meglio, ma è al peggio ch enon c’è mai fine per cui direi che sono molto soddisfatto.
Ma poi la cosa bella della traversata è esserci, vedere la gente alla partenza, ascoltare i racconti degli altri, scoprire la signora che è alla sua diciannovesima partecipazione e che dietro l’aspetto da nonnina cela tempi degni dei nipoti, rivedere volti incontrati l’anno prima, e trovare un comitato d’accoglienza d’eccezione all’arrivo.
Ci si rivede l’anno prossimo, forse.

Morte dignitosa

Jan Fabre Merciful Dream (Pietà V) 2011 White Carrara marble 190 x 195 x 110 cm, base 270 x 40 x 180 cm

In questi giorni di polemica sul pronunciamento della cassazione circa la morte onorevole per Riina io credo che sarebbe dignitoso per lui trascorrere le ultime ore ed esalare l’ultimo respiro in presenza dei suoi famigliari. Per questo credo sarebbe sufficiente che, all’appropinquarsi dell’ultimo respiro, fosse ridotto il regime carcerario e venisse concesso ai familiari più intimi e prossimi del detenuto, di fargli visita in carcere in un ambiente meno angusto della sua cella, ma sempre all’interno del carcere stesso. La pietas umana si esprime in diversi modi e consentirgli il calore e la vicinanza dei suoi cari mi sembra un atto che ci renda migliori di lui, senza fare un torto ai famigliari di chi è perito per sua mano o per una sua esplicita richiesta.
A mio modo di vedere Riina, mai pentito per i suoi trascorsi, capace di un’efferatezza degna della cinematografia più cruenta e splatter, dovrebbe lasciare il carcere esclusivamente in una bara sigillata, diretto immediatamente a sepoltura o cremazione in base alle scelte che vorrà fare. La cerimonia funebre, se ci sarà, dovrà essere esclusivamente privata e non celebrata dal proprio clan, come altri boss ci hanno, tristemente, abituato a vedere.
Per concludere questo mio pensiero, se proprio il regime carcerario volesse distinguersi per pietà in opposizione alla barbarie criminale, allora dovrebbe farlo partendo dall’ultimo degli ergastolani e non certo dal boss dei boss.
Questo, ripeto, è il mio personalissimo parere che, senza dimenticare la pietas che ci contraddistingue dalle bestie, non vuole in alcun modo prestare il fianco alla celebrazione di un delinquente, nemmeno uno tra i tanti, ma il numero uno dei delinquenti.