Sei dodici duemilauno

Lo ricordo bene, era un giovedì e lo trascorsi tutto quanto immerso tra auto, accessori, modelle, spettacoli.
Impugnavo la prima fotocamera digitale della mia vita, ua HP da 2 mega pixel capace di consumare più batterie di una Tesla lanciata a tutta velocità.
Era la prima volta che visitavo il motor show e lo feci da addetto stampa, un privilegio che mi consentiva di vedere e toccare tutto quanto, no le modelle no, senza la ressa tipica delle giornate aperte al pubblico.
Ero partito da casa alle 6 con una nebbia che mi ha accompagnato fino all’ingresso del centro espositivo. La giornata la trascorsi girando in lungo e in largo riempiendomi di emozioni. Dodici ore dopo ero cotto, stravolto, in piedi con un toast, molti caffè e infinite bottigliette d’acqua, ma non c’era tempo di fermarsi sia per l’entusiasmo, sia per la pressione di un capo esigente, manco fosse il direttore di Quattroruote.
Approfittando del fatto che lui avesse il treno prenotato, alle 18.30 me ne sono andato con la leggerezza di chi il giorno dopo non sarebbe tornato in ufficio. Ho recuperato la mia auto, mi sono rilassato e, lentamente, ho puntato verso l’autostrada. Milano. Ancona.
Questa volta si vola verso sud, a tutto gas, perché dopo tutte le cose che ho visto ho voglia di vera bellezza, quella autentica, quella che solo persone e rapporti speciali sanno regalarti.
Il tempo di una partita di calcio e il casello di Fano è valicato e finalmente, in una gioielleria tra l’altro, riuscire ad abbracciare la più preziosa delle perle, accompagnarla a casa e festeggiare con lei e la sua famiglia il suo compleanno.
La stachezza della giornata svanisce quando sei circondato dalla carica che abbracci, sorrisi e la serenità di una Famiglia come questa riescono a infonderti. E pensi anche che sei molto fortunato a farne, in qualche modo, parte. Te la godi, la respiri fino in fondo e la cacci giù dove non potrà più uscire così anche oggi, come allora, ti trovi qui a dire
Buon Compleanno Valli!

Se fossi un paesaggio

Se fossi un paesaggio starei in alto, sotto di me si distenderebbero morbide sinusoidi con tutti i colori dell’autunno. In fondo, all’orizzonte, ma ben visibile, si staglierebbe il turchese del mare mischiato a quel pizzico di foschia che non lo finisce del tutto. Alle spalle poche colline, poco più alte, e un cielo con tante nuvole, ma mica brutte e cupe. Vicino poche case, un piccolo borgo e tanti filari di vite e di ulivo con un cane che pascola beato.
Nell’aria si sentirebbe l’odore del legno bruciato, ma non si vedrebbe fumo. E se chiudessi gli occhi riusciresti anche a sentire il profumo di pane e di sugo, e il suono di una palla che rimbalza e rotola via inseguita dai passi di un bambino per le strette viuzze tra le case di pietra.
Se fossi un paesaggio sarei questo paese, il nostro, fatto di borghi magici e incantati, di colture e culture, di storia e di storie.

Il mare oltre

Il mare oltre che cosa?
oltre la ringhiera?
oltre la striscia di prato?
oltre il camminamento?
o semplicemente oltre le barriere che ci costruiamo e che ci impediscono di vedere quello che non appare come immediatamente evidente?

Il mare c’è e si vede.