Aida, come sei bella!

Cosa mi ricorderò di queste giornate? Spero tutto, ogni dettaglio. Spero che per i papà non sia attivo quel processo di rimozione che alle madri consente di fare altri figli oltre il primo. Lo spero davvero perchè quello che ho vissuto, da padre, è davvero indescrivibile, emozionante, magico.
Da marito è stato tutto un po’ più difficile perchè ti rendi conto di contare davvero poco e di non potere far nulla per alleviare le pene del travaglio.
In tutto questo una menzione d’onore va a tutto il personale ostetrico che ci ha assistito durante le lunghe ore che hanno preceduto la nascita della piccola Aida. A Giovanna che ci ha accompagnato con delicatezza e discrezione, consigliato, supportato e coccolati per tutte le ore del suo turno e a Laura, che nel cognome aveva chiaramente un destino, che per prima ha toccato Aida, che ha accompagnato mamma e figlia lungo quel tratto così breve e così intenso, che trasforma la notte in giorno, il mistero in stupore.
Ma cominciamo con ordine. Avete presente quando fate tutti i vostri calcoli, le congetture e le ipotesi su come potrebbe o semplicemente vorreste avvenisse il parto? Ecco, risparmiatevi la fatica che tanto la natura fa quello che vuole e come lo vuole. In compenso scoprirete che è proprio vero che sa quello che fa, peccato che a noi sfuggano le sue volontà e non ci resta che accoglierle e assecondarle.
Una creatura che vede la luce per la prima volta è qualcosa di incredibile, racchiude in sé tutta la potenza della vita. Se ripenso ai imei studi filosofici mi ritorna immediatamente in mente la Maieutica aristotelica e il divenire che trasforma dalla potenza all’atto.
E adesso che sei atto tra le mie braccia, nelle mie mani, l’emozione rompe gli argini e per quanto uno si impegni a mantenere un contegno, vince su tutto. Non saprei nemmeno definirla come gioia, felicità, timore. Non chiedetemi se sono felice, perché non vi so rispondere e rischierei una risposta di convenzione. “Certo, lo sono, felicissimo”, ma in relatà non è così, non è questo, o meglio non è solo questo. È qualcosa di più grande, di enorme, fatto di tantissime cose.
È Vita e si chiama Aida.
Benvenuta piccolina!

Eh PAF, un salto generazionale

Da qualche giorno allo sportello della banca con cui lavoro è affisso un manifesto da un metro per due che riproduce questo banner preso dal loro sito. Mi ha fin da subito colpito per quello slogan ammiccante “Meglio un paf oggi e un traguardo per tua nipote domani”.
Io sto per diventare padre e sono in preda a mille ansie e paranoie riguardo il futuro che saprò garantire a mia figlia, sia dal punto di vista educativo che economico. Mentre sul primo fronte ho un sacco di dubbi circa il futuro, dal punto di vista economico Un Piano di Accumulo Finanziario è nei miei progetti. La logica della formica, accumulare una briciola alla volta per riempire la dispensa del domani. Solo che oggi anche le briciole si fatica a metterle da parte, tuttavia questo non ci esautora dalla responsabilità che il ruolo genitoriale ci assegna.
Ma gli uomini del marketing di UBI, ben consapevoli di aver spinto la mia generazione a indebitarsi e spendere tutto quanto in loro possesso al grido di “Lo fanno tutti, puoi farlo anche tu”, hanno scelto per questa campagna altri destinatari, i nonni. I nonni sono figli dell’Italia buona quella che cresceva e risparmiava, quella veramente fondata sul lavoro, quella che rinunciava a ciò che non poteva permettersi e che non andava a dormire serena se non aveva tutti i conti a posto. Quegli stessi nonni che si sono fatti garanti del mutuo sulla nostra casa, quando addirittura non ce l’hanno acquistata, che si occupano dei nipoti permettendoci di risparmiare i soldi del nido, che quando vengono a cena ci riempiono il frigorifero. Tutte cose di cui sono assolutamente consapevole e grato, ma che forse hanno portato la mia generazione a vivere un po’ troppo allegramente, atteggiamento che il marketing ha perfettamente stigmatizzato in uno slogan.
Letteralmente generazione senza credito la mia, salvo il credito al consumo!