Se fossi un paesaggio

Se fossi un paesaggio starei in alto, sotto di me si distenderebbero morbide sinusoidi con tutti i colori dell’autunno. In fondo, all’orizzonte, ma ben visibile, si staglierebbe il turchese del mare mischiato a quel pizzico di foschia che non lo finisce del tutto. Alle spalle poche colline, poco più alte, e un cielo con tante nuvole, ma mica brutte e cupe. Vicino poche case, un piccolo borgo e tanti filari di vite e di ulivo con un cane che pascola beato.
Nell’aria si sentirebbe l’odore del legno bruciato, ma non si vedrebbe fumo. E se chiudessi gli occhi riusciresti anche a sentire il profumo di pane e di sugo, e il suono di una palla che rimbalza e rotola via inseguita dai passi di un bambino per le strette viuzze tra le case di pietra.
Se fossi un paesaggio sarei questo paese, il nostro, fatto di borghi magici e incantati, di colture e culture, di storia e di storie.

Che tempo farà?