Panettone o Pandora?

In queste ore si sta sollevando e alimentando una polemica sulla campagna pubblicitaria del marchio di gioielli Pandora per il prossimo Natale accusata di essere sessista. Come sapete sono sensibile alle pubblicità e, pur riconoscendone l’orrore, non riesco a indignarmi al pari di molti altri.
Come un’amica scrive in facebook un claim del tipo “Una borsa, una giornata alle Terme, un paio di scarpe, un viaggio in una capitale, un cellulare nuovo, un profumo, un bracciale Pandora. Secondo te cosa la farebbe felice?” avrebbe sgomberato il campo da qualsiasi accusa sessista, ma, in effetti, a chi interesserebbe un gioiello low cost davanti a queste alternative?
Il pubblicitario ha decisamente sbagliato obiettivo o forse lo ha volutamente mancato tenendo conto proprio di questo aspetto. Se propongo un’alternativa veramente valida allora la mia domanda rischia risposte che non mi piacerebbero.
Se fossi stato io il signor Pandora questa pubblicità l’avrei bocciata indipendentemente dal contenuto sessista, semplicemente perché brutta, banale, fuori tema. Tuttavia continuo a trovare infinitamente più sessisti gli spot con cui Opel e Volkswagen promuovono i loro sistemi di sicurezza attivi. Il messaggio, a mio avviso, fa il verso al celebre “donna al volante pericolo costante”, ma ne accentua la pericolosità non imputandola alla velocità, ma alla distrazione per un bel paio di scarpe in vetrina o un bell’uomo sul marciapiede. Mi restituisce l’idea di superficialità. Troverei rivoluzionario uno spot in cui una donna mostra le doti dinamiche di un’automobile, e lascerei che i sistemi di sicurezza attivi entrino in funzione, mentre l’uomo in questione, uno a caso, si perde nella gigantografia della modella in intimo del momento.
Per concludere direi che tra i molteplici spot sessisti, credo che Saratoga abbia un vantaggio irrecuperabile su tutti quanto a pubblicità che ledono la dignità femminile.