Eh PAF, un salto generazionale

Da qualche giorno allo sportello della banca con cui lavoro è affisso un manifesto da un metro per due che riproduce questo banner preso dal loro sito. Mi ha fin da subito colpito per quello slogan ammiccante “Meglio un paf oggi e un traguardo per tua nipote domani”.
Io sto per diventare padre e sono in preda a mille ansie e paranoie riguardo il futuro che saprò garantire a mia figlia, sia dal punto di vista educativo che economico. Mentre sul primo fronte ho un sacco di dubbi circa il futuro, dal punto di vista economico Un Piano di Accumulo Finanziario è nei miei progetti. La logica della formica, accumulare una briciola alla volta per riempire la dispensa del domani. Solo che oggi anche le briciole si fatica a metterle da parte, tuttavia questo non ci esautora dalla responsabilità che il ruolo genitoriale ci assegna.
Ma gli uomini del marketing di UBI, ben consapevoli di aver spinto la mia generazione a indebitarsi e spendere tutto quanto in loro possesso al grido di “Lo fanno tutti, puoi farlo anche tu”, hanno scelto per questa campagna altri destinatari, i nonni. I nonni sono figli dell’Italia buona quella che cresceva e risparmiava, quella veramente fondata sul lavoro, quella che rinunciava a ciò che non poteva permettersi e che non andava a dormire serena se non aveva tutti i conti a posto. Quegli stessi nonni che si sono fatti garanti del mutuo sulla nostra casa, quando addirittura non ce l’hanno acquistata, che si occupano dei nipoti permettendoci di risparmiare i soldi del nido, che quando vengono a cena ci riempiono il frigorifero. Tutte cose di cui sono assolutamente consapevole e grato, ma che forse hanno portato la mia generazione a vivere un po’ troppo allegramente, atteggiamento che il marketing ha perfettamente stigmatizzato in uno slogan.
Letteralmente generazione senza credito la mia, salvo il credito al consumo!

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